Amici avventurieri da tastiera, oggi vi racconto di un'impresa epica, un viaggio che mi ha tenuta col fiato sospeso... e con l'atlante aperto! Ho appena finito di leggere la trilogia de "I figli del capitano Grant" di quel genio visionario di Jules Verne, e devo dire che, tolta qualche piccola "crisi geografica", l'ho adorata!
La storia inizia con il ritrovamento di una bottiglia contenente un messaggio del Capitano Harry Grant, naufrago da due anni. I suoi due figli, l'impavida Mary e il coraggioso Robert, insieme all'eccentrico Lord Glenarvan e alla sua dolce moglie Elena, si lanciano in una rocambolesca ricerca attraverso il 37° parallelo sud. Il loro obiettivo? Ritrovare il capitano scomparso. Il risultato? Un'odissea tra tempeste, terre sconosciute, incontri pericolosi e paesaggi mozzafiato.
Devo ammetterlo, Verne aveva una passione sfrenata per descrivere ogni singolo dettaglio geografico. Ad ogni cambio di vento, ad ogni isola spuntata all'orizzonte, partiva una lezione di geografia che tra l'altro a scuola abbiamo fatto pochissimo.
Tra Patagonia, Australia, Nuova Zelanda e isole sperdute nell'oceano, confesso di aver avuto qualche piccolo momento di confusione.
E vogliamo parlare degli incontri con la fauna locale? Canguri che saltano, leoni feroci...
Ammettiamolo, il lieto fine era quasi scontato come il panettone a Natale. Ma dopo tutte le peripezie affrontate dai nostri eroi, chi non avrebbe voluto vederli riabbracciare il loro caro capitano? Forse un pizzico di sorpresa in più non avrebbe guastato, ma nel complesso, l'emozione del ritrovamento e la gioia dei protagonisti mi hanno convinta.
I figli del capitano Grant" è un'avventura che consiglio vivamente a tutti coloro che amano viaggiare con la fantasia (e che non si scoraggiano di fronte alle lezioni di geografia!).
Verne ci regala un mondo di scoperte e pericoli, personaggi indimenticabili e una storia ricca di avventure.
Stefania.



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